Dieter Kopp
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Fortuna critica

Dieter Kopp pittoreDieter Kopp, anni Settanta
Alla fine degli anni Cinquanta, quando Kopp era allievo all’Accademia di Belle Arti di Monaco, erano in voga gli artisti che all’inizio del secolo avevano rifiutato l’accademismo della loro epoca: Van Gogh, i cubisti, ed i quadri astratti di Kandinsky erano i modelli prescelti. Si prestava meno attenzione che in precedenza all’arte del disegno, per cui chi, come Kopp, era interessato alla figurazione doveva cercare un’altra via, altri modelli. Anni dopo, Kopp scrisse che nei suoi primi dipinti aveva sperimentato con il colore, ad esempio in quadri le cui forme somigliavano al cielo nella veduta di Toledo di El Greco. E fu proprio grazie a El Greco che Kopp scoprì l’arte del Rinascimento: se, all’inizio del secolo, El Greco era servito da ponte tra l’arte rinascimentale e l’arte moderna, cinquant’anni dopo fu lo stesso El Greco che aprì all’artista l’universo di Tintoretto, Tiziano, Giorgione, e Mantegna, artisti che al tempo erano meno apprezzati di Giotto e i “primitivi” italiani.

Dieter Kopp, palmaPalma, acquarello, 1963
Certo che per sviluppare uno stile figurativo proprio era necessario accantonare ogni imitazione dell’arte moderna di inizio secolo, Kopp si stabilì presto a Firenze, dove si impose un rigoroso studio del disegno e dove frequentò assiduamente i musei, particolarmente gli Uffizi. Lentamente, tornò alla pittura, soprattutto dopo il suo trasferimento a Roma nel 1966.

La prima mostra personale a Roma, alla Galleria La Nuova Pesa, si svolse nel 1974. Suscitò qualche polemica lo scritto dell’artista nel catalogo, in cui dichiarava esaurito il filone di arte moderna che aveva fatto scalpore all’inizio del novecento, e asseriva che l’unica via aperta era un ritorno all’arte figurativa: “l’arte moderna ci ha insegnato di lasciare la tradizione, questo deve insegnare a noi di rompere con la tradizione dell’arte moderna”. Che non fosse il solo a pensare a questo modo fu confermato quando Paolo Portoghesi citò questa frase nel suo Dopo l’architettura moderna (1980), seguito da Jean Clair, allora curatore al Centro Pompidou di Parigi, che la usò nel suo Considérations sur l’état des beaux-arts (1983).

Ma non furono solo le parole di Kopp a riscuotere tale consenso; anche il suo lavoro sembrava segnalare una nuova strada: nel 1976, il critico John Hart scrisse nel Daily American che il realismo di Kopp era “all’avanguardia dell’arte di oggi, fornendo le basi dell’arte di domani. Ne abbiamo indubbiamente bisogno”. 

Dieter Kopp catalogoKopp, "Dichiarazione", 1982
Un nuovo scritto di Kopp apparve nel 1982, nel catalogo di una personale alla Galleria Giulia di Roma. In apertura a questa “dichiarazione,” Kopp citò la descrizione di Baudelaire del credo dell’artista “positivista”: “Voglio rappresentare le cose come sono, o come sarebbero, se io non esistessi”. Già negli anni Settanta si era aperto un dibattito all’interno della critica, alcuni sostenendo che i quadri di Kopp erano freddi, persino iperrealisti, mentre altri parlavano di umanesimo e romanticismo. Per questi ultimi, l’arte di Kopp pareva più consona all’intenzione dell’artista “immaginifico” di Baudelaire: “Voglio illuminare le cose con la mia mente e proiettarne i riflessi sulle altre menti.”

Recensendo la mostra di Kopp alla Galleria dell’Oca nel 1985, ad esempio, Vittorio Sgarbi scrisse dei paesaggi di Kopp che “sono paesaggi della mente, sono proiezioni del pensiero, non derivazioni dal reale”, e concluse che “pitture come queste rappresentano la soglia tra l’essere e l’apparire”. 

Dieter Kopp paesaggio di RomaLungotevere, tramonto, 2000

Qui, Sgarbi affrontava una questione sollevata in “Idea della gloria,” il saggio che Giorgio Agamben aveva suggerito si prestasse bene come introduzione al catalogo della mostra. Quasi ad aiutarci ad esplorare la difficoltà di distinguere tra le cose dipinte come se l’artista non esistesse e la loro proiezione immaginifica sulle menti degli altri, Agamben scriveva che diversamente dagli animali, “solo l’uomo s’interessa alle immagini in quanto immagini, conosce l’apparenza come apparenza”. Perciò, paradossalmente, “per noi soltanto le cose sono, sciolte dai nostri bisogni e dal nostro immediato rapporto con esse. Esse sono, semplicemente, meravigliosamente, irraggiungibilmente”.

Benché lo stile di Kopp sia diventato progressivamente più libero, meno “ossessivo” (come lo definì un critico nel 1982), la sua opera continua a evocare questo senso di una ricerca dell’irraggiungibile natura delle cose. Nella critica ricorrono termini quali “mistero”, “magia”, “verità”. E anche “silenzio”. Quando, nel 1988, una grande mostra all’Istituto Nazionale della Grafica di Roma raccolse lavori di Kopp, William Bailey e Ivan Theimer, sia Giuliano Briganti che Mario Quesada, nel catalogo, si soffermarono sull’idea del silenzio. A più riprese, infatti, i critici hanno contrastato la chiassosità e volubilità di molta arte contemporanea con la quieta intensità delle immagini di Kopp, e nella sua introduzione a una mostra alla Galleria Carlo Virgilio del 2000, Jean Clair parlò di opere che, quando le guardiamo, ci “guardano” a loro volta: pian piano, esse si impongono, diventano presenti, e catturano la nostra attenzione permanentemente, piuttosto che momentaneamente. A spiegare questo effetto, Jean Clair asserì che l’opera di Kopp, invece di essere “senza tempo”, come molti avevano scritto, in realtà ci raggiunge attraverso il tempo, il risultato di un sapere artistico accumulatosi nei secoli.

Bibliografia

Testi di Dieter Kopp

“Appunti di lavoro”, nel catalogo La Nuova Pesa, 1974

Dichiarazione: 30 dipinti e un testo, nel catalogo Galleria Giulia, 1982
Libri e articoli illustrati

Stefano Malatesta, “Passeggiate con visioni”, Nuovi Argomenti, aprile-giugno 2005

Dieter Kopp, Ciotole (Roma: Andrea Franchi, 2001)

Dieter Kopp, Palme (Roma: Andrea Franchi, 2009)

Dieter Kopp, Fiori (Roma: Andrea Franchi, 2011)

Irene de Guttry, Dieter Kopp, Ara Pacis: undici tra oli, tempere, acquerelli della teca di Vittorio Morpurgo (Roma: Andrea Franchi, 2011)

Dieter Kopp, Frutti (Roma: Andrea Franchi, 2011)

Dieter Kopp, Punte d’oro e d’argento (Roma: Andrea Franchi, 2011)

Presentazioni in catalogo e altri scritti

Antonello Trombadori, “La luce dei Nazareni”, nel catalogo La Nuova Pesa, 1974

Gustav René Hocke, “Geheimbotschaften im Erkennbaren”, nel catalogo Galerie Orny, 1978

Giorgio Agamben, “Idea della gloria”, nel catalogo Galleria dell’Oca, 1985

Giorgio Soavi, Il quadro che mi manca (Milano: Garzanti, 1986)

Giuliano Briganti, “Filausonia”, nel catalogo Istituto Nazionale per la Grafica, 1988

Mario Quesada, “Dieter Kopp”, nel catalogo Istituto Nazionale per la Grafica, 1988

Ines Millesimi, “Kopp, Dieter”, in Carlo Pirovano, ed., La pittura in Italia: il novecento (Milano: Mondadori Electa, 1992), vol. 2

Giuliano Briganti, nel catalogo Galleria Forni, 1994

Fabrizio D’Amico, nel catalogo Galleria Forni, 1994

Jean Clair, “Praesens / Absens”, nel catalogo Galleria Carlo Virgilio, 2000

Bruno Caruso, nel catalogo Galleria Elle Arte, 2002

Stefano Malatesta, nel catalogo Galleria Elle Arte, 2002

Fillide Melandroni (Monica Ferrando), “Ciotola cinese di Dieter Kopp”, De Pictura, 25 Marzo 2013
Recensioni

“Berenice”, “A Roma Kopp, ‘Nazzareno’”, Paese Sera, 18 aprile 1974

John Hart, “Dieter Kopp’s imagery a correction for faulty vision”, Daily American, 18 aprile 1974

Arturo Bovi, “Kopp”, Il Messaggero, 28 aprile 1974

Dario Micacchi, “Il freddo mediterraneo di Kopp”, L’Unità, 30 aprile 1974

Bruno Morini, “Le palme e i sassi di Dieter Kopp”, Giornale d’Italia, 2-3 maggio 1974

Lorenza Trucchi, “Kopp alla Nuova Pesa”, Momento Sera, 2-3 maggio 1974

Duilio Morosini, “Il Manifesto del giovane Kopp”, Paese Sera, 4 maggio 1974

Edith Schloss, “Around the European Galleries: Rome”, International Herald Tribune, 23-24 maggio 1974

John Hart, in Daily American, 8 aprile 1976

Edith Schloss, in International Herald Tribune, 10-11 aprile 1976

Gino Visentini, in Il Messaggero, 16 aprile 1976

John Hart, “Kopp’s vanguard art of today”, Daily American, 17 aprile 1976

Enzo Siciliano, “E’ancora arte degli Anni 60?” La Stampa, 22 aprile 1976

Franco Simongini, “Le fanciulle in penombra di Dieter Kopp”, Il Tempo, 15 marzo 1982

Dario Micacchi, “Dentro il ‘mistero’ della quotidianità”, L’Unità, 18 marzo 1982

Luigi Lambertini, “Dieter Kopp: Luci levigate e silenzio”, Il Giornale, 19 marzo 1982

La Repubblica, 19 marzo 1982

Enzo Bilardello, in Corriere della Sera, 30 marzo 1982

Fabrizio D’Amico, “Kopp e la sua ‘magna charta’”, La Repubblica, 31 marzo 1982

Antonello Trombadori, “Quanta coerenza in quell Cézanne!” L’Europeo, 5 aprile 1982

Paolo Baroni, “Sedici artisti romani fanno girare a Jesi la ruota del presente”, L’Unità, 3 agosto 1982

Dario Micacchi, “Dieter Kopp: tradizione moderna di pittura di luce”, L’Unità, 10 maggio 1985

Luisa Mosello, “Il senso di una ricerca”, Tribuna Politica, 10 maggio 1985

Vittorio Sgarbi, “Soltanto una questione di stile”, L’Europeo, 11 maggio 1985

Vito Apuleio, “Dieter Kopp: L’ossessione del motivo”, Il Messaggero, 14 maggio 1985

Franco Simongini, “Spleen a Parigi”, Il Tempo, 15 maggio 1985

Enzo Scotto Lavina, in Il Giornale di Napoli, 17 maggio 1985

Enzo Bilardello, “Dipinti di Dieter Kopp”, Corriere della Sera, 20 maggio 1985

Antonio Mercadante, “Il tono magico di Dieter Kopp”, L’Umanità, 20 maggio 1985

Claudio Verna, “Nuovo modo di fare arte”, Arte, maggio 1985

Vittorio Sgarbi, “Le daremo un posto in galleria”, L’Europeo, 6 settembre 1986

Elena Pontiggia, in Il Giornale Nuovo, 14 settembre 1986

Linda de Sanctis, “Italia, un’attrazione fatale”, La Repubblica, 2 marzo 1988

Carolyn Christov Bakargiev, “Nostalgia per il classico”, Il Sole 24 Ore, 6 marzo 1988

Lorenza Trucchi, “Un trio ben affiatato”, Il Giornale, 6 marzo 1988

Guido Almansi, “Trittico per l’Italia”, La Repubblica, 12 marzo 1988

Vittorio Sgarbi, “Con occhi stranieri”, L’Europeo, 1 aprile 1988

Mario Quesada, “Paesaggi senza figure”, La Repubblica, 10 maggio 1994

Filippo Cardinale, “I paesaggi agrigentini sulle tele di Kopp”, La Sicilia, 1 ottobre 2002

Stefano Malatesta, “Paesaggi e segreti”, La Repubblica, 11 novembre 2002

Filippo Cardinale, “Il male di Sicilia di un artista tedesco”, La Sicilia, 20 novembre 2002

Aldo Gerbino, “Dieter Kopp, religiosa appartenenza al mondo”, La Gazzetta del Sud, 22 novembre 2002

Mario Perniola, Roberto Terrosi, “L’arte di stare fuori dal mondo” (intervista), L’Unità, 20 settembre 2003

Elisabetta Rasy, “Kopp di là dal fiume”, Corriere della Sera, 6 dicembre 2006




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